Sono stata
‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili
(che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che
molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la
peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla
triade Dio-Patria-Famiglia.
Babbo Natale, la Befana, niente Ramadan, sì al panettone rigorosamente a Natale, la colomba a Pasqua, la cucina tradizionale, i gay sì ma la famiglia solo quella tradizionale, i crocifissi rigorosamente nelle aule, Dio nei discorsi degli esponenti politici e tutta la plebe unita comunitariamente dai vecchi ‘sani’ valori identitari nazionali tradizionali. Non so voi, ma questa io la chiamo cultura di sapore fascista. Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani.
La questione dell'immigrazione, al di là dei
complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi (la mia opinione
è che una gestione razionale dei flussi migratori è — e soprattutto
sarà — necessaria), è una questione culturale.Io non voglio vivere in
un paese con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra,
nazionalpopolare. Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con
un'identità culturale che affondi le proprie radici nell'Illuminismo e
nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all'altezza
della modernità contemporanea. Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i
toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale
che produce una violenza contro il diverso (come abbiamo potuto vedere)
simile a quella che si dà in molte specie di primati non umani. Rispetto
a tutto ciò, il genocidio è qualcosa di differente solo per grado.
Valentina Nappi su instagram
(neretti miei)



